lo psicologo e i gruppi parrocchiali:
l"adulto capace" come punto di riferimento nella
costruzione di un'identità
Ornella Dabbene
Susanna Mori
Marco Raviola
Le premesse
Le riflessioni che intendiamo proporre nascono
dall’attività dell’Associazione Pollicino, svolta in
collaborazione con l’Istituto “Alfred Adler” di Torino,
nell’ambito dell’età evolutiva.
L’Associazione Pollicino, composta da psicologi, educatori ed
operatori sociali, ha come propria mission il pensare
nuovi modi di prendersi cura delle persone in un’ottica di
lavoro di rete, di prevenzione del disagio e di promozione
del benessere psicosociale dei minori e dei loro referenti
educativi. Il lavoro si attua, oltre che sui singoli, anche
nelle istituzioni nelle scuole, nelle associazioni, nelle
parrocchie con il fine di promuovere e costruire e sostenere
“ambienti educativi” che restituiscano potere agli
individui, consentendone la piena realizzazione umana.
La consolidata esperienza clinica dell’Istituto A. Adler,
nell’ambito della psicologia dell’età evolutiva, indica la
necessità di un lavoro di rete e di attivazione di un
ambiente educante, che diventa più urgente proprio con
gli adolescenti. Il loro processo di formazione
dell’identità richiede con maggior forza l’integrazione
tra le diverse parti di sé e la realtà sociale di
riferimento, una realtà che si amplia e si differenzia a
seconda dell’evolvere del loro “spazio psicologico di libero
movimento”.
Nel territorio torinese è evidente l’importanza storica del contesto
parrocchiale, inteso come uno dei possibili “luoghi
educanti”. Il gruppo di adolescenti rappresenta una
interessante proposta educativa: esso si propone come un
luogo dove il ragazzo può trovare uno spazio di confronto e
di rispecchiamento dei propri problemi, collocato in un
ambito relativamente protetto - proprio del contesto
parrocchiale- e garantito dalla presenza di giovani
educatori che accompagnano gli adolescenti nel loro percorso
di crescita. I gruppi di ragazzi, che si ritrovano
settimanalmente, sono guidati da animatori, a loro volta
coordinati dai sacerdoti. I preti si ritrovano così ad avere
la responsabilità ultima nel compito arduo di educare
ragazzi ed animatori, progettando e gestendo percorsi di
crescita.
La ricerca
L’Associazione Pollicino ha
realizzato nel 2004 una ricerca intervento sui gruppi
parrocchiali di adolescenti con l’obiettivo di effettuare
un’analisi del funzionamento dei gruppi, con l’intento di
“mettere a fuoco” i significati attribuiti ad essi, le
finalità e le motivazioni di coloro che ne fanno parte.
Com’è percepita, l’esperienza
del gruppo, da parte dei ragazzi? Quale ruolo svolge il
gruppo nel loro percorso di crescita? Queste domande ci
hanno accompagnato e guidato nel lavoro di ricerca, svolto
in collaborazione con i responsabili del Centro per la
Pastorale giovanile del quartiere Mirafiori Sud di Torino:
Don Corrado Fazio e Suor Laura.
La ricerca ha coinvolto circa
150 adolescenti, di età compresa tra i 14 ed i 19 anni, e
circa 30 animatori di quattro parrocchie della zona di
Mirafiori Sud.
La metodologia è stata quella
della “ricerca-intervento”. Gli animatori dei diversi gruppi
sono stati coinvolti, oltre che nella fase di attuazione
dell’indagine, anche in quella di pianificazione. Per questo
i “veri ricercatori” sono stati gli animatori.
La ricerca ha previsto nella
prima fase l’analisi dei bisogni e la
programmazione dell’intervento. E’ stata infatti
organizzata una giornata di incontro con gli animatori, che
ha consentito una prima raccolta e condivisione della
“storia di ciascun gruppo”, utilizzando un questionario di
raccolta dati. Inoltre, sono stati presentati e condivisi
con gli animatori, gli obiettivi, i tempi e i modi di
presentazione del lavoro ai gruppi.
Nella fase centrale della
ricerca si è svolta l’osservazione partecipante dei ragazzi.
Il lavoro diretto con i gruppi è stato condotto facendo
riferimento ai tre grandi nuclei formativi preesistenti,
suddivisi in base all’età: post-cresima (ragazzi di 3 media
e 1 superiore), under (2 e 3 superiore) e over (4 e 5
superiore). Sono stati fatti due incontri con ciascun
gruppo: uno di conoscenza e di osservazione diretta di una
“solita sera di gruppo” e una seconda serata di
“restituzione” del lavoro svolto con il gruppo. La
rielaborazione ha riguardato le rappresentazioni, i valori,
le motivazioni e le criticità emerse ed osservate sia a
livello individuale sia di gruppo, sia da parte dei ragazzi
che degli animatori.
Gli incontri con i gruppi sono stati condotti da due psicologi;
questo ha permesso ad uno la conduzione dell’incontro e
all’altro il lavoro di osservazione dell’ “oggetto -
gruppo”. Il funzionamento del gruppo è stato osservato su
diversi aspetti: livello verbale, clima relazionale ed
emotivo, tipo di comunicazione, livello di rielaborazione e
ruoli dei diversi membri.
L’ultima fase della ricerca ha previsto nuovamente un lavoro di
restituzione e di riflessione degli elementi emersi con gli
animatori e con i responsabili.
L’analisi dei dati è stata
condotta sia a livello qualitativo che quantitativo. E’
stato analizzato il funzionamento generale di ciascun nucleo
formativo differenziato per età.
Risultati della ricerca
I ragazzi si sono dimostrati molto disponibili ed interessati al
lavoro proposto.
Da uno sguardo d’insieme alla
realtà dei gruppi parrocchiali di Mirafiori Sud emerge
quella che potremmo definire una “Crisi di Identità”.
I gruppi incontrati nel corso
della ricerca sembrano gestiti in modo spontaneo, piuttosto
che con un vero e proprio progetto educativo. Non è chiara
la consapevolezza che il gruppo, in quanto entità vitale, ha
un suo ciclo di vita che prevede la nascita, lo sviluppo e
anche una fase di conclusione e di trasformazione. Non
essendoci un progetto educativo chiaro e codificato,
che stabilisca delle tappe di verifica e di passaggio ad
esperienze diverse, nessuno pare osare parlare della
conclusione delle attività di gruppo, per cui spesso le
attività continuano per inerzia. Per alcuni ragazzi il
gruppo viene considerato come un’attività comunque presente,
a cui si può partecipare nei modi e nei tempi possibili a
ciascuno: “come un posto di ritrovo, in cui, qualcuno,
comunque, posso incontrare… come al bar.” L’esperienza del
gruppo pare essere assimilata, nella percezione dei suoi
partecipanti, ad altre esperienze aggregative con i
coetanei, perdendo così la sua specifica valenza
educativa.
Eppure le premesse per un
incontro significativo paiono esserci tutte: i ragazzi più
giovani, all’inizio del loro percorso, esprimono infatti un’
aspettativa positiva nei confronti dell’esperienza,
riponendo nel gruppo e nei loro giovani conduttori una
speranza di crescita. Con il tempo però la percezione
dell’esperienza cambia: la relazione tra i ragazzi e con i
loro educatori tende a spegnersi gradualmente: si passa da
una relazione calda, empatica e densa di promesse ad una
relazione dove prevale il senso di stanchezza e di apatia.
Il gruppo perde gradualmente i confini che lo
caratterizzano, prevale un atteggiamento di apatia e di
passività, fino a quando l’esperienza si esaurisce. Tanto i
ragazzi quanto i loro educatori testimoniano una sensazione
di sconcerto e di delusione, capiscono che qualcosa
non ha funzionato, ma faticano a capire che cosa.
La dimensione del potere
sembra rappresentare l’elemento cardine che determina
il successo o il fallimento della proposta educativa: un
educatore consapevole del suo ruolo e della sua
responsabilità può proporsi, senza confusioni, come punto di
riferimento. Spaventati e impauriti dalla responsabilità, i
giovani educatori eludono inconsapevolmente la richiesta di
relazione educativa espressa in vario modo dai loro ragazzi.
I ragazzi dal canto loro sembrano proprio desiderare figure
di giovani adulti che sappiano proporsi come “potenti”, in
grado cioè di proporsi in maniera attiva e propositiva nel
difficile percorso di crescita e di conseguimento di una
identità. Rifuggono invece dalla figura di educatore che
tende a confondersi con il ragazzo, rinunciando a
differenziarsi e ad esercitare il suo potere di adulto.
riflessioni conclusive
I gruppi sono alla ricerca di un’identità, sono come “un
personaggio in cerca d’autore” e questo autore è
rappresentato dal gruppo in se stesso, ma soprattutto
dall’animatore che ha un ruolo centrale in questo processo
di ricerca, perché è suo il compito di strutturare un
“contenitore”, intendendo con questo termine quello spazio
fisico e mentale in cui possono nascere contenuti di
crescita e di sviluppo.
Coerentemente con i dati della ricerca svolta dall’Istituto Adler
“Noi adulti nello sguardo degli adolescenti” si sottolinea
il bisogno di adulti “capaci”. “Un adulto capace è un
adulto che si muove liberamente in uno spazio mentale atto a
contenere molte cose e persone… un adulto capace è
proprietario di un territorio mentale che racchiude e
accoglie, raccoglie e integra, scioglie le polarizzazioni e
lascia incontrare le differenze, affronta ed elabora i
problemi. Possiede e si prende cura di un territorio in cui
c’è spazio per la paura, ma anche per il suo superamento.
Occupa e si occupa di un territorio mentale che diventa
laboratorio creativo, ideatore di progetti… costruttore di
speranza”. (L’adulto svelato, G. Cappello, 2004)
In questo caso noi diremmo:
educatori capaci di rappresentare punti di riferimento
validi e significativi; educatori consapevoli delle mete dei
percorsi educativi e capaci di porsi come possibili
“mediatori” nei confronti dei ragazzi, nel difficile
passaggio all’età adulta, come modelli di riferimento per i
processi di identificazione e di crescita.
Per questo si è reso necessario
a seguito della presente ricerca, la proposta di un
percorso di formazione continua umana per gli animatori,
volto a potenziare e favorire la consapevolezza di essere
soggetti educanti, consapevoli delle mete dei percorsi
educativi, capaci di trasmettere la centralità del
sentimento sociale e della relazione che incoraggia e a
sviluppare le caratteristiche di creatività e di
individuazione del sé.
Sempre con l’intento di
lavorare per creare luoghi educanti capaci di promuovere e
garantire il benessere dei propri membri e in cui ciascuno
diventi “portatore di significato”.
BIBLIOGRAFIA
P. Amerio, P. Boggi Cavallo, A. Palmonari, M.L.
Pombeni,
Gruppi di adolescenti e processi di socializzazione,
Il Mulino, Bologna, 1990;
G. Cappello, L’adulto svelato. Gli adolescenti guardano
gli adulti. Franco Angeli, Milano, 2004;
S.V. Finzi, A.M. Battistin,
L’età incerta, Mondadori, 2001;
L.G. Grandi, Dalla psicologia del conflitto alla
psicologia del benessere, ne “Il Sagittario”, n°1 giugno
1997, AGE Reggio Emilia;
B. Reymond-River, Lo sviluppo sociale del bambino e
dell’adolescente, La nuova Italia, Perugia, 1986;
D.W. Winnicott, Gioco e realtà, Armando Editore, Roma,
1974.

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