Bisogni spirituali e potere
La strutturazione del
sé/stile di vita ed i fenomeni religiosi attuali
Umberto Ponziani
Psicologo-psicoterapeuta-analista adleriano
Didatta Propedeutico della Società Italiana di Psicologia
Individuale
Bologna - Italy
e-mail:
uponziani@tin.it
Il bisogno tutto umano di trascendere l’esperienza concreta,
di riferirsi ad una dimensione spirituale appare un bisogno
universale. Comprende vari livelli della personalità: il
livello cognitivo, affettivo, relazionale e sociale. La
Psicologia Individuale ha sempre mantenuto un orientamento
aperto e rispettoso verso questi ineludibili bisogni umani.
Può proporsi come un approccio illuminante per la
comprensione della complessa fenomenologia soggettiva che
sottende le scelte e i modi di vivere la ricerca del
trascendere l’esperienza concreta del vivere.
La personalità umana, nel continuo bisogno di conoscenza e
di senso, può evolvere verso una piena realizzazione di sé o
bloccarsi in modalità rigidamente disfunzionanti. La
Psicologia Individuale è in grado di proporre un’analisi
accurata di queste modalità in cui la ricerca del potere
individuale gioca un ruolo di primo piano.
Il fondamentalismo, l’integralismo, ma anche frequenti e
particolari strutturazioni del sé si propongono per una
lettura approfondita e complessa per decifrare l’attuale
ripresa della spiritualità nelle luci e nelle ombre del
nostro tempo.
Spiritual
needs and power
Self-structuralism/style of life and current religious
phenomena
The entirely human need to reach beyond concrete experience,
to relate to a spiritual dimension, appears to be a
universal need. This involves various levels of the
personality: cognitive, affective, relational and social.
Individual Psychology has always maintained an open and
respectful approach towards these unavoidable human needs.
The study of the transcendence of real life experiences may
offer an approach that can provide insights into the complex
subjective phenomena influencing choices and ways of life.
The human personality, with its continuous need for
knowledge and sense, can evolve towards the complete
realization of self or become blocked in rigidly
dysfunctional ways. Individual Psychology can provide an
accurate analysis of the ways in which the search for
individual power plays a leading role.
Fundamentalism, integralism, but also frequent and
particular Self-structurings, are proposed for in-depth and
complex examination to decipher the current return of
spirituality in the light and in the shadows of our time.
1. Il bisogno tutto umano di trascendere l’esperienza
concreta, di riferirsi ad una dimensione spirituale appare
un bisogno universale
Una cinquantina di anni
fa Gordon Allport sottolineava come ormai gli psicologi
trattassero con grande franchezza la sessualità, ma ancora
fossero estremamente imbarazzati quando erano in causa i
isogni spirituali.
Possiamo affermare ancora
oggi che per molti approcci psicologici sia ancora così.
I bisogni di rigore
scientifico e la necessità di corretto confinamento
epistemologico rispetto alla filosofia e alla teologia
mantengono i bisogni spirituali umani troppo al di fuori
degli studi e delle ricerche psicologiche.
Eppure
nelle mondo miliardi di persone si riferiscono in termini
più o meno profondi alle religioni monoteistiche, moltissimi
altri accolgono spiegazioni ideologiche che danno senso e
valore al proprio vissuto. Certamente tutti sono
incessantemente impegnati a cercare spiegazioni prendendo a
riferimento un punto di vista superiore e staccato dalla
propria esperienza umana diretta. In questo senso appare
ineludibile per la psicologia l’esigenza di occuparsi di
questi bisogni spirituali uscendo dalla riduzionismo che ne
ha operato la psicoanalisi e in buona parte anche la
psicologia dell’io. Certamente la psicologia della religione
in questi ultimi decenni si è interessata correttamente,
definendo cioè con molta precisione l’oggetto di studio e i
limiti epistemologici, dei bisogni religiosi. In questo
contesto, però, intendo porre l’attenzione ai bisogni, tutti
i umani, di trascendere l’esperienza concreta e non in
particolare alle sole scelte squisitamente religiose.
D’altra parte i tempi sembrano richiedere nuove e
approfondite riflessioni. La globalizzazione dei mercati e
delle idee, le conoscenze mediatiche sempre più ampie, i
flussi migratori che portano a contatto modi di essere di
pensare anche molto diversi rappresentano un forte stimolo
ad interrogarci sui bisogni di assoluto umano.
Continuamente, in questa realtà variegata, si pongono in
primo piano le esigenze di saper decifrare gli assoluti di
riferimento che entrano in gioco nelle grandi scelte
esistenziali.
Per correttezza e
chiarezza lessicale propongo di utilizzare il termine
“metaesperienziale” al posto di metafisica, di spiritualità
umana, per indicare il bisogno, tutto umano, di trascendere
l’esperienza concreta del vivere. Metaesperienziale
significa << al di sopra dell’esperienza>> come il termine
metafisica, ma appare meno filosofico e più utilizzabile in
termini psicologici nel definire questo bisogno umano.
2. Comprende vari livelli della personalità: il livello
cognitivo, affettivo, relazionale e sociale
Secondo
la nostra rcerca e riflessione, questo bisogno umano di
trascendere l’esperienza concreta si esplicita in vari
livelli del funzionamento della nostra attività mentale. In
un’ottica bio-psico-sociale appaiono rilevanti sia la
dimensione biologica che quella cognitiva, ma anche quella
affettiva, relazionale e sociale.
Sostanziale è anche
valutare la presenza contestuale di un’operatività
consapevole e inconsapevole in cui questi livelli sono
continuamente immersi. Ci riferiamo al concetto di sé/ stile
di vita dinamicamente intriso di consapevolezza e
inconsapevolezza.
Gli studi più attuali in
termini biologici, in particolare quelli neuroscientifici,
propongono interessanti rilievi circa la possibilità che il
nostro cervello sia impostato per svolgere continuamente
ricerche di senso e spirituali. I moderni approcci
istintualistici, invece, non sembrano tener conto di questa
ricerca umana incessante. Sottolineano però che alcuni
istinti di base potrebbero sostenere congiuntamente questi
bisogni. Ad esempio l’istinto di ordinamento logico-formale,
quello di protezione e cura, di autoefficacia, di
esplorazione e di autoconservazione potrebbero nell’insieme
sostenere la tendenza umana al metaesperienziale.
Riteniamo funzionale, ma
anche finzionale, esplorare i bisogni di riferirsi ad
assoluti di riferimento ai livelli cognitivi, affettivi,
relazionali e sociali del nostro funzionamento psichico.
Così, a
livello cognitivo, cerchiamo incessantemente di capire i
fenomeni e le situazioni collocandole in contesti sempre più
allargati e connessi. Risulta più efficace cogliere i
significati degli accadimenti operando attraverso successivi
passaggi per porli in livelli di conoscenza superiori.
L’intelligenza umana si è messa in grado evolutivamente di
accedere alla costruzione di ipotesi sapendo utilizzare
sempre di più la presenza di variabili indipendenti. Anche
l’evoluzione scientifica sembra dimostrare questa
considerazione. La storia della ricerca scientifica
evidenzia il progressivo passaggio dall’osservazione diretta
e dalla comprensione ingenua dei fenomeni a livelli di
astrazione sempre più complessi in grado di ripulire i dati
rilevati dalle variabili più contingenti e quindi spesso
confusive. È possibile riferirsi in termini esemplificativi
sia alla definizione del metodo sperimentale galileiano sia
alla costruzione delle grandi geometrie. Galileo ipotizzando
il vuoto, ed escludendo quindi la presenza dell’attrito
atmosferico che incrinava pesantemente i suoi esperimenti
sulla caduta dei gravi, riuscii ad elevare la conoscenza dei
fenomeni ad un livello superiore superando i limiti della
conoscenza diretta umana. La geometria euclidea postulando i
concetti di punto, linea, piano è riuscita a superare la
variabilità concreta limitativa e confusiva di forme e
dimensioni.
A
livello emozionale la riflessione appare sostenuta da
evidenze della storia personale di ognuno di noi. Risulta
evidente come i bisogni emozionali umani giochino una parte
rilevante del nostro tendere all’assoluto. L’uomo non ha
solo bisogno di capire, ma ha anche paura, avverte
dolorosamente la sua inadeguatezza, sente potentemente il
bisogno di non sentirsi solo e inutile, vuole avere un senso
che superi la limitazione della morte e della sparizione, ha
bisogno di essere gratuitamente amato e valorizzato per le
sue fatiche.
Il
livello relazionale, in un profondo intreccio fra bisogni
emozionali e cognitivi, completa e articola la spiegazione
della tendenza umana a superare l’esperienza concreta e a
rivolgersi anche ad entità superiori. In termini di
metaesperienziale cercare in entità superiori, Dio o altre
divinità, ma anche in una particolare ideologia umana o la
scienza, sottolinea un bisogno di mettersi in una relazione
significativa che offra sostegno inattaccabile e costante.
Se nelle relazioni umane possiamo sentirci inutili e
marginali, avvertirci umiliati e offesi, l’incessante
tentativo di riferirsi ad un assoluto, soprattutto in
termini religiosi, ci promette sollievo, infinita
comprensione, inalterato amore, spiegazione delle
sofferenze, riscatto e perdono. Questo impone nella
relazione un contesto triangolare che apre potenti strumenti
di drammatizzazione dell’altro umano (l’altro umano diventa
importantissimo perché condivide la stessa appartenenza), di
sdrammatizzazione della relazione terrena (l’altro umano è
solo un altro, non l’altro definitivo). Lo scenario
relazionale che ne risulta è immediatamente allargato,
amplificato nel dare profondità e relatività alla relazione
a due e alle relazioni terrene.
Il livello sociale dei
bisogni spirituali appare sostenuto dalla necessità di
riferirsi ad un vertice di livello superiore che garantisca
ad ognuno regole e diritti nella costruzione della realtà
sociale. La presenza di un altro o di un’idea superiore al
singolo individuo diventa un potentissimo invito alla
socialità, alla ricerca di senso delle relazioni terrene, di
ordine collettivo e, di etiche condivise, di leggi per la
convivenza. Per stare bene insieme, per costruire le
comunità sociali e dare loro continuità e spessore è
necessario rivolgersi ad un livello superiore e in grado di
porsi come garante e controllore dei comportamenti
relazionali, spingendoli al riparo degli eccessi
individualistici
In sintesi, la profonda
articolazione fra livelli cognitivi, emozionali, relazionali
e sociali alla ricerca di dare senso all’esistenza umana, di
collocarlo su livelli più rassicuranti e più adattati alle
difficoltà della vita sembra fornire i spiegazioni
sufficientemente articolate del bisogno umano di
metaesperienzialità.
3. La Psicologia Individuale ha sempre mantenuto un
orientamento aperto e rispettoso verso questi ineludibili
bisogni umani
È ampiamente conosciuta
la posizione della psicoanalisi freudiana in merito ai
bisogni religiosi e spirituali. Sebbene verso la fine della
sua esistenza Freud abbia cercato di riconsiderare la sua
posizione rispetto a questi settori dello psichismo umano
accogliendone la complessità di analisi in precedenza
negata, il movimento psicoanalitico nel suo insieme ha
fornito una visione riduttiva dei bisogni religiosi e
spirituali umani. Anche molti altri approcci psicologici,
pur con una sensibilità diversa, hanno di fatto prodotto
posizioni riduzionistiche. È il caso dell’approccio
umanistico-esistenziale che ha dato vita a vari i filoni di
ricerca in questo senso, con una accezione che possiamo
definire funzionalistica. Pur riconoscendo queste tendenze
verso la spiritualità, hanno interpretato le tendenze
religiose come un mezzo per la completa realizzazione del sé
in accezioni eccessivamente funzionalistiche.
Diversa posizione è
riconoscibile sia alla psicologia junghiana sia alla
psicologia delle relazioni oggettuali. Soprattutto
quest’ultima ha fornito analisi di notevole profondità e
correttezza.
Anche l’approccio
costruttivistico, considerato nel suo variegato insieme,
sembra fornire attualmente, soprattutto nelle sue forme meno
radicali, un substrato epistemologico capace di cogliere
correttamente l’importanza e la specificità dei bisogni
spirituali umani. Infatti se superficialmente il
costruttivismo appare come una posizione epistemologica di
fatto escludente di realtà esterne date, quindi anche di un
sacro, appare comunque aperto ad un’interrogazione ampia
dell’essere umano in tutti i suoi significati. Nelle poche
posizioni teoriche che si sono avvicinate alla spiritualità
si riscontra sostanzialmente un rispetto attento alla
sacralità, che, se pur inconoscibile, fa parte dei bisogni
umani profondi e quindi degna di attenzione e di rispetto
totale. Questa posizione epistemologica ci impone di essere
consapevoli dell’influenza sostanziale che la realtà viene
sempre distorta anche in funzione del nostro stesso esserci.
L’osservatore fa parte integrante della stessa realtà
osservata e la determina (Maturana e Varela 1980).
Questo modo di concepire
l’uomo richiama quindi all’estrema soggettività del nostro
pensare il mondo e libera il campo da verità esperibili
totalmente. Siamo quindi costruttori di conoscenza e viviamo
in un mondo di opinioni personali (Adler 1933). Il
costruttivismo appare quindi un potente strumento di
comprensione della realtà. Il sacro, lo spirituale, il
metaesperienziale rimangono in una realtà esterna poco
conoscibile, ma che ci può essere profondamente. Il problema
è quello di sapere, piuttosto, che ci accostiamo ad essi con
tutto il nostro portato soggettivo di cui dobbiamo essere
consapevoli per non scambiare il vissuto personale per la
realtà.
L’approccio adleriano,
che potrebbe ascriversi superficialmente nei filoni
umanistico-esistenziali in realtà si pone più precisamente
come teoria costruttivistica. La sua proposta dell’idea di
Dio come la più alta espressione del bisogno di perfezione
umana fa pensare, anche, ad un sostanziale riduttivismo in
quanto sembra non riconoscere una trascendenza esterna ai
bisogno del tutto umano di assoluto. In una considerazione
più approfondita l’approccio individualpsicologico esprime
dichiaratamente di volersi occupare degli aspetti metafisici
che coinvolgono l’uomo nel suo cammino esistenziale:
“hanno forse ragione
coloro che avvertono nella psicologia individuale una
componente metafisica, apprezzata da alcuni e criticata da
altri. Molti, purtroppo hanno una concezione errata della
metafisica e vorrebbero escludere dalla vita dell’umanità
tutto ciò che non possono cogliere con immediatezza. Il
nuovo nasce da un’idea che raccoglie e condensa i dati
dell’esperienza. Una vera scienza sconfina sempre nella
metafisica e deve essere speculativa e trascendentale. Non
trovo ragioni per diffidare della metafisica, che ha
influenzato in sommo grado la vita e l’evoluzione
dell’umanità” (Adler 1933; trad. it. 1990, 204-205).
Queste considerazioni
appaiono illuminanti per lo stimolo verso una comprensione
che non voglia schiacciarsi esasperatamente in chiusure
riduttive. Adler invita a tenere ben distinti oggetto e
metodo di ogni scienza, ma invita chiaramente alla necessità
di tenere aperta l’interrogazione sul senso della vita che
continuamente cerchiamo e che non può non indirizzare in
qualche misura il cammino della psicologia. Il percorso
indicato è dichiaratamente aperto al mistero e al bisogno di
interrogarsi continuamente, in uno sforzo costante e in una
sfida alla complessità del vivere pienamente e maturamente
accolta.
4. La Psicologia Individuale è in grado di proporre
un’analisi accurata di queste modalità in cui la ricerca del
potere individuale gioca un ruolo di primo piano
L’enfasi che Alfred Adler e tutta la psicologia individuale
pongono sui bisogni di superiorità e di potere appaiono in
questo senso importanti e sostanziali per poter analizzare
compiutamente gli usi personali armonici e distorti che
individualmente possiamo fare di questa ricerca di senso. La
capacità intrinseca della teoria adleriana di cogliere
compiutamente l’incidenza dei fattori culturali, sociali,
ambientali, familiare, emotivi e cognitivi offre
efficacissimi elementi di analisi allargate e complete . il
profondo tessuto teorico dei bisogni relazionali e sociali
pongono l’individualpsicologia nella possibilità di cogliere
limpidamente e articolatamente gli stili di vita
individuali, gli usi finzionali in gioco. Il presupposto
evolutivo, sottolineato da Adler, che ognuno di noi inizia
con la profonda sensazione di fragilità e di inadeguatezza
da conto dei processi nevrotizzati di sviluppi
supercompensanti tutti intrisi di l’egocentrismo e di
individualismo in cui la ricerca della superiorità e del
potere personale possono giocare un ruolo fenomenale.
L’istanza originale adleriana del sentimento sociale pone le
basi per la comprensione della disfunzionalità di molte
scelte individuali e indica il crinale di separazione fra
stili di vita disfunzionanti e funzionanti, fra lato
positivo e negativo dell’esistenza. Il complesso sistema
teorico sulle finzioni costituisce un ulteriore strumento di
lettura approfondita delle scelte individuali in opera. Il
concetto di sé creativo fornisce lo strumento definitivo per
cogliere le scelte individuali e le caratterizzazioni più
variegate.
La psicologia individuale
adleriana si caratterizza per la primarietà che affida
all’impronta individuale in grado di mettere al proprio
servizio le istanze biologiche, ambientali e
socio-culturali. Lo stile di vita è in grado di modulare il
modo di pensare anche il sacro e le idee spirituali in
genere così come modula i dati biologici e i dati
ambientali. Allora il pensiero rivolto ai bisogni spirituali
sarà comunque soggettivo e influenzerà i modi stessi del
sacro. D’altra parte possiamo riconoscere all’esterno da
noi, quindi anche il sacro, una intima rilevanza che
mantiene comunque una propria potenza modulatrice. Quindi
non solo lo stile di vita influenza i bisogni spirituali, ma
anche gli stessi bisogni spirituali moduleranno il sé
personale. Il dinamismo umano verso l’acquisizione di forza
e potere in dinamica e problematica articolazione con il
sentimento sociale produrrà individualmente strutture
personologiche le più differenziate.
5. La personalità umana, nel continuo bisogno di conoscenza
e di senso, può evolvere verso una piena realizzazione di sé
o bloccarsi in modalità rigidamente disfunzionanti
La tendenza ineludibile
verso l’interrogarsi intorno ai bisogni di senso si propone
come in tutte le situazioni umane in modo tale da poter
rappresentare un forte stimolo verso una ricerca aperta,
problematica e fruttuosa dei nostri compiti esistenziali, ma
anche come una disfunzionante opportunità per utilizzare il
sacro e i bisogni spirituali piegandoli a stili individuali
nevroticamente impostati. In modo spesso inconsapevole i
bisogni di potere e di affermazione personale,
disequilibrati rispetto alle istanze sociali, possono
inquinare pesantemente le ricerche di senso e i
comportamenti conseguenti.
Nei casi di pieno e
armonico sviluppo dello stile di vita il rapporto con il
metaesperienziale prescelto è improntato a libertà,
consapevolezza, criticità, serena rispettosità nei confronti
delle altre appartenenze, determinazione salda nei confronti
delle scelte esistenziali vissute con profonda coerenza e
responsabilità. L’approccio complessivo è profondamente
orientato al rispetto per l’umanità di ogni persona, posta
al di sopra di qualsiasi riferimento e salvaguardata in ogni
situazione. L’originalità, le peculiarità personali, le
sensibilità individuali potranno enfatizzare aspetti
parziali del metaesperienziale costruendo stili di approccio
variegati e anche molto diversi, ma sempre nella libertà e
nella consapevolezza delle proprie scelte e delle proprie
responsabilità.
Per descrivere
sinteticamente alcuni stili relazionali intrecciati a
vissuti metaesperienziali possiamo riferirci ad una
finzionale caratterizzazione relazionale. In questo senso,
nel tratteggiare quattro stili di vita in grado di
descrivere l’influenza dello stile personale sui bisogni
spirituali, proponiamo funzionalmente quattro gruppi di
riferimento: l’altro al centro, il sé al centro, il rifiuto
dell’altro, il sé pienamente funzionante.
L’altro al centro
Numerosi sono gli stili
di vita che includono tratti relazionali in cui l’enfasi è
posta sulla centralità dell’altro. Qui interessa mettere in
evidenza come la ricerca di potere e affermazione della vita
possa passare spesso attraverso atteggiamenti dimessi in cui
viene posto al centro dell’esistenza non il sé ma l’altro.
Come individualpsicologi sappiamo che questi stili di vita
possono in realtà fornire inconsapevolmente un senso di
potenza e forza nell’accogliere la dominanza dell’altro e
affermarne nel silenzio la primarietà. In realtà spesso si
tratta di un modo assai contorto e amaro di acquisire
attraverso il sacrificio e nella non affermatività un forte
senso di sé. Le persone con questi stili di vita appaiono a
se stesse e agli altri beni orientate con gli orientamenti
metaesperienziali selezionati. Sembrano vivere efficacemente
le modalità religiose richieste, sono spesso modelli
ritenuti adeguati di comportamento. Il loro comportamento
risulta così in linea con l’altruismo e l’abnegazione per
gli altri coerentemente con gli ideali religiosi e di
socialità. Solo in situazioni particolari e all’osservazione
attenta e approfondita mostrano le tipiche rigidità del loro
stile di vita. Anche qui solo apparentemente non vi è una
tendenza al potere, ma la sacrificalità e gli atteggiamenti
dipendenti proposti sono orientati ad assumere ruoli di
superiorità e di controllo.
Il
sé al centro
Moltissime sono le
caratterizzazioni personali in cui rimane in primo piano
l’egocentrismo. Quegli stili di vita sviluppati da approcci
educativi scarsamente orientati alla socialità e al
riconoscimento degli altri, errori educativi o vere e
proprie scelte egocentranti orientate a sviluppare una
chiusura all’altro o una competitività individualistica
esasperata possono favorire un uso dei bisogni spirituali
particolarmente disfunzionante. Un forte bisogno di
superiorità personale può essere riconosciuto in quei
comportamenti verso il metaesperienziale in cui è in primo
piano il bisogno, spesso inconscio, di sentirsi dalla parte
più giusta e più illuminata e da cui esercitare
atteggiamenti giudicanti e svalutanti delle altre. È spesso
riconoscibile, in questi casi, un dogmatismo sostanziale e
strumentale alla possibilità di essere più in alto degli
altri e delle loro scelte. Nelle situazioni connesse a forti
tendenze perfezionistiche in primo piano saranno i dubbi e
le oscillazioni, la necessità di non sbagliare le scelte e
quindi un continuo e bloccante processamento delle proprie
scelte metaesperienziali. Possono allora apparire
atteggiamenti perfezionistici o vere e proprie impossibilità
a sentirsi parte profondamente integrante di una scelta.
Allora saranno visibili comportamenti dogmatici o
rimuginamenti tesi ad escludere possibili errori per non
perdere la certezza del proprio nevrotico perfezionismo. Può
essere degno di nota inserire qui una variegazione
individuale che si esplicita nel perseguire esclusivamente
il proprio benessere egocentrato escludendo qualsiasi
ricerca di livello superiore. È supportato, soprattutto nei
giovani, da un totale rifiuto di interrogarsi sul senso
della propria esistenza. È un tentativo di vivere qui e ora
che cerca di trarre tutto quello che possibile dalla vita
quotidiana negando ogni esigenza di complessità del vivere
con stili di vita che enfatizzano il consumo delle cose e
degli altri. Le strategie del consenso mediatico, il rifiuto
dell’interrogarsi su piani metaesperienziali non è
supportata da considerazioni intellettuali, ma da una
limitazione a sé nel tempo e nello spazio che fa considerare
importante solo il proprio personale tornaconto. Posizioni
simili possono essere rilevate anche in quei filoni
spirituali mistici genericamente definibili new age. Insieme
a legittime e genuine scelte di capire la realtà in modi
diversi, tipici di alcuni settori della cosiddetta new age,
sono presenti ricerche individualistiche, impaurite e
riduzionistiche della complessità dell’esistenza.
Il
rifiuto dell’altro
Gli stili di vita
caratterizzati dal rifiuto dell’altro si esplicitano
attraverso atteggiamenti di isolamento, paura dei legami,
contrapposizione rigida verso gli altri, forte mancanza di
empatia e solidarietà umana e, a volte, anche di negazione
vendicativa. Nello sviluppo di queste personalità i rapporti
con le persone significative sono apparsi angoscianti e
spesso distruttivi ed hanno spinto a logiche private di
ritiro e di isolamento. Non si tratta dell’egocentrismo
tipico delle supercompensazioni e della ricerca di
superiorità, è caratterizzato dalla decisione sofferta di
allontanarsi dagli altri. Questi ritiri personali si tingono
a volte di vendicatività, di arroganza e di tracce di
sadismo, alcune volte sono evidenti anche vissuti di
vittimismo e di martirio. La superiorità acquista in questi
casi una coloritura di lontananza e di distacco dagli altri.
Si assiste a varie difficoltà a sentire e rispettare
l’umanità degli altri. In relazione alle scelte spirituali
si assisterà allora ad atteggiamenti simili a quelli
proposti precedentemente, ma orientati maggiormente ad
aggressività, negazione e distacco. L’eventuale
partecipazione alle scelte metaesperienziali risulteranno
distanti dalla calda compartecipazione con un gruppo, ma
sarà caratterizzata da isolamenti relazionali in cui ci si
riferisce allo spirituale in termini singoli ed escludenti
gli altri.
6. Il fondamentalismo, l’integralismo, ma anche frequenti e
particolari strutturazioni del sé si propongono per una
lettura approfondita e complessa per decifrare l’attuale
ripresa della spiritualità nelle luci e nelle ombre del
nostro tempo
Il fondamentalismo,
l’integralismo sono fenomeni complessi molto emergenti in
questi ultimi periodi. Qui vogliamo riferirci non tanto ai
fenomeni a cui sono legati precisamente i termini. Ma a
tutta quella miriade di comportamenti religiosi
contraddistinti nell’insieme dall’assolutizzazione che viene
operata rispetto alla scelta spirituale di riferimento.
Quello che accomuna tutti i movimenti è ciò che Kepel
definisce “ il ritorno della religione sulla scena politica,
dopo il lungo processo storico segnato dalla
secolarizzazione “. Il fondamentalismo costituisce un
terremoto socioreligioso di grandi dimensioni. I movimenti
di reislamizzazione e di ricristianizzazione, per esempio,
si pongono dialetticamente contro una modernità che sembrava
essere cosostanziale alla secolarizzazione. Se essere
moderni comportava fare a meno di Dio e dover escluderlo dai
grandi ambiti intorno ai quali le società si organizzano, i
movimenti di grande risveglio religioso radicali e
fondamentalisti diventano un nuovo modo di essere per
milioni di credenti sparsi in diverse grandi religioni. Le
difficoltà materiali, economiche e sociali che favoriscono
il riprendere di molti movimenti fondamentalisti,
soprattutto nei paesi periferici, spesso rappresentano lo
sfondo essenziale per comprendere la durezza delle forme di
lotta. Così il fondamentalismo si propone di mettere in
evidenza che i legami sociali sono diventati deboli e
diventa quindi la spia di un malessere dovuto alla bassa
solidarietà sociale e al conseguente basso livello di
fiducia nei confronti del sistema politico. La delusione
delle promesse di soluzione dei problemi dell’esistenza
caratteristici delle ideologie, la caduta delle speranze di
riscatto affidate alla sola ragione, un consumismo piegato
solo alle ragioni del mercato, la perdita della solidarietà
e delle origini salde della propria identità individuale e
sociale hanno indotto disillusioni che trovano soluzioni
accessibili in spinte fondamentaliste e integraliste. Come
si è sinteticamente visto, questi movimenti hanno complesse
origini ed hanno portato alla luce un disagio importante
rimettendo al centro le insicurezze e le inadeguatezze delle
persone e di fronte ai significati della vita. Ad una
attenta analisi non può sfuggirne, però, il riduzionismo
operato ed anche la pericolosità di tali derive individuali
e collettive. Il nodo di fondo rimane l’asservimento dei
dati spirituali ai bisogni di sicurezza della propria
identità singola e di gruppo o piegato ad un progetto
politico che lo svilisce e lo trasforma in un fallimentare
strumento di tirannia e di terrore.
7. La psicologia del
fondamentalismo
L’attenzione ai fenomeni
fondamentalisti impone una multidisciplinarietà consapevole
della complessità dei fenomeni connessi. Conoscenze
storiche, economiche, filosofiche, sociologiche,
psicosociali e psicodinamiche sono essenziali per cogliere
pienamente le interrelazioni fra i vissuti personali e gli
esiti sociali che si intende analizzare. È opportuno
avvalersi in questo tentativo di analisi di un punto di
vista in grado di cogliere il fenomeno nel suo intreccio
problematico utilizzando un approccio costruttivista e
socialmente orientato come quello adleriano. Facendo punto
sul sé come processo autocostruito e partendo dalle
peculiari connotazioni biologiche personali, questo
approccio mette al centro dello sviluppo individuale
l’interazione con l’ambiente circostante con tutte le
implicazioni culturali e storiche che lo sostengono.
In primo piano è
opportuno considerare la complessa difficoltà personale di
uscire dall’autocentramento esitando di fatto in una
profonda carenza di sentimento sociale, di apertura
all’altro e un chiudersi difensivo in una relazionalità
egocentrata e chiusa in gruppi di riferimento che sostengono
un’immatura dipendenza individuale e ideologica.. I bisogni
di dare ancoraggio alla propria identità percepita, di
solito inconsapevolmente, come pericolosamente instabile
risultano in primo piano. Ognuno di noi ha un potente
bisogno di stabilità interna e di continuità e può avvertire
profonde angosce di frammentazione e di dispersione di sé in
diversi momenti della vita soprattutto in relazione a
processi di cambiamento o di rielaborazione del proprio modo
di stare nel mondo. Il bisogno di ancorarsi a certezze, al
passato, a persone idealizzate, ad assoluti assolutizzabili
può spingere a derive rassicuranti, ma molto pericolose.
Queste paure e il profondo timore della propria
inadeguatezza, personale e collettiva, può stimolare persone
o gruppi alla ricerca di soluzioni rigidamente
ipercompensatorie che spingono verso eccessivi bisogni di
potere e di supremazia sugli altri e sulle loro idee. Il
bisogno di superare, compensare, il senso di inadeguatezza
personale presente in ognuno di noi ci spinge a trovare
soluzioni esistenziali che, in condizioni aggravate
particolari, si possono indirizzare verso la violenza e la
sopraffazione e trasformare le scelte di assoluto in scelte
assolutizzate dove la sola logica possibile si riduce a
dicotomie semplici fra buono cattivo, giusto e sbagliato,
vincente e perdente. La minacciosa miscela di stili
relazionali non adeguatamente evoluti, di profonda
insicurezza esistenziale personale, della paura delle nuove
forme di esistenza che intaccano i vecchi schemi
rassicuranti come nei fenomeni di globalizzazione selvaggia,
dell’insufficiente apertura all’altro e agli altri di certe
evoluzioni personali possono spiegare i motivi psicologici
interni di scelte supercompensatorie estreme in cui è
impossibile un adeguato rapporto dialettico con l’assoluto.
Pure nella considerazione delle grandi differenze fra
persone persona, fra storia e storia e che indivisualizzano
qualsiasi identità, ogni assoluto e ogni ideologia possono
essere assolutizzati alla ricerca di una soluzione che nello
stesso tempo superi la paura dell’essere nulla nella vita
attraverso un percorso che elimina il concreto e faticoso
lavoro di crescita efficace per avere subito e
onnipotentemente la sensazione di essere superiore.
Aggiungendo a questo l’appartenenza a gruppi che vivono
situazioni marginalizzate e poco acculturate e con una
striscianti vissuti di impotenza, già impostate in termini
esasperati e in presenza di personalità fascinose
trascinanti, si può comprendere come sia possibile la deriva
personale fondamentalista. Anche la famiglia di origine è
spesso ancorata in una rete di appartenenze che ne
restringono la cultura interna e non le permettono un
approccio ampio, dialettico e approfondito delle scelte
metaesperienziali. Ancor di più la stessa famiglia primaria,
coinvolta in un vissuto condiviso di impotenza, stimola
appartenenze simbiotiche e falsamente rassicuranti e vincola
l’evoluzione personale al perseguimento di riscatti
collettivi. L’egocentrica personalità del fondamentalista,
apparentemente aperto all’altro e votato alla difesa o alla
affermazione del proprio gruppo, lo induce ad una deriva
drammatica di non accoglienza e di non rispetto per le idee
e i vissuti delle persone con scelte spirituali diverse.
L’affermazione di queste culture integraliste e
fondamentaliste nei gruppi sociali, la convinzione
finzionale della loro efficacia personale e sociale nello
spiegare il mondo, la chiusura dei contatti di dialogo con
realtà esterne e più articolate e mature sul piano culturale
e civile sostengono false sensazioni di adeguatezza e
rinsaldano sicurezze e legami nel nome di un assoluto che,
assolutizzato anch’esso, perde la sua valenza di stimolo
all’elaborazione e alla crescita individuale e comunitaria.
In realtà appare
necessario sottolineare che parecchie di queste dinamiche
sono di fatto assai possibili per tutti gli uomini e che
possono esporci, quindi, tutti, a rischi di derive personali
esasperate e pericolose nel rapporto con la spiritualità
prescelta. La tentazione di pensare al fenomeno
fondamentalista come lontano da noi e appartenente ad altre
realtà appare un atteggiamento difensivo e pericoloso. I
semi di questo pensare sono presenti in tutti noi.
Avvertirli, riconoscerli e considerarli può rappresentare
l’inizio di un faticoso percorso di ricerca verso obiettivi
di integrazione alta della personalità individuale. In ogni
uomo sono presenti, fortunatamente, tendenze all’apertura
all’altro, al rispetto, alla condivisione e alla
cooperazione. Un complesso e consapevole rapporto con
l’assoluto scelto rappresenta un potente stimolo verso il
sentimento sociale per il superamento del nostro
egocentrismo.
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